Editoriale – #amala

Oggi vi voglio far leggere un commento di un mio amico interista che ho letto su Facebook e che sintetizza in pieno la mia personale filosofia di tifo. Dopo aver pubblicato questa la foto e ricuvuto i complimenti per la foto ecco cosa ha risposto:

La fede è intima e personale e non può essere messa in discussione per un fallimento annunciato…ci fosse una relazione fra tifo (vero) e gestione societaria, dal 23 maggio 2010 l’Inter avrebbe meno tifosi del Gubbio. Non mi dilungo sulle questioni cruciali (senatori, dirigenza, mercato post-Mourinho, allenatori) tanto sai già come la penso: continuerò ad amare questa squadra finché ci sarà anche solo un calciatore, seppur modesto, che venderà cara la pelle per questa maglia fino al fischio finale. Primi, settimi o quindicesimi non sarà importante. Quel che è certo, è che nessuna sconfitta altrui mi darà mai la stessa gioia di una vittoria dell’Inter. […]

…sai bene che nel tempo si cresce, si matura, lentamente si comincia a capire che è il calcio non è nient’altro che una metafora della vita (puoi confermare che lo dissi in tempi non sospetti 🙂 ). Vincere tutti i giorni è un’utopia, ma si può vivere, e tifare, con dignità, anche tutti i giorni…rifiutando la cultura dell’ “ho vinto, abbiamo pareggiato, avete perso”, e quel pericolosissimo percorso mentale che offre a tutti la possibilità di convincersi che in caso di sconfitta, è sfortuna o colpa dell’arbitro, in caso di vittoria i meriti sono sotto gli occhi di tutti. Un circolo vizioso senza fine! Purtroppo ho cominciato da tempo a capire che l’approccio al tifo e alla vita non può essere poi così diverso per nessuno…e ho fatto la mia scelta personale. Magari, fossi cresciuto (o nato?) juventino, sarei una persona completamente diversa. Ma grazie a Dio…

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