Pelè fa 80! Burgnich: “Con le difese di oggi avrebbe segnato 3.000 gol”

Ringrazio Dio che mi ha fatto arrivare a questa età, in salute e lucido”.
Edson Arantes do Nascimiento, meglio conosciuto come Pelè, oggi compie 80 anni.
“Spero che quando andrò in cielo Dio mi riceva nella stessa maniera in cui tanta gente mi riceve qui sulla terra, per via del nostro amato calcio”.
L’unico ad aver vinto tre Mondiali di calcio (1958, 1962 e 1970), eletto dalla Fifa il migliore giocatore del secolo (scorso), Pelè, 1.281 reti in carriera (nessuno come lui), è stato il calcio fatto persona.

Ricordate quella filastrocca Sarti, Burgnich, Facchetti…. Stop.
Tarcisio Burgnich, a cinquant’anni di distanza, riguarda l’azione e ancora non si dà pace. “Uno contro uno – racconta a La Gazzetta dello Sport – cioè se io sono posizionato correttamente, mica mi salta in testa in quel modo! Ma vi pare? Ho dormito, questa è la verità. E quel gol è tutta colpa mia, altro che merito suo!”.
Il gol è quello di Pelé nella finale del Mondiale 1970, stadio Azteca di Città del Messico, domenica 21 giugno, Brasile-Italia.
Fu la rete che aprì la partita, poi venne l’1-1 di Boninsegna e, nella ripresa, il crollo degli azzurri, già inferiori e inoltre stanchissimi dopo il 4-3 in seminale con la Germania Ovest. Finì 4-1 per la Seleçao, ma più che al risultato Burgnich ancora riflette su quel gol.
In quella partita Valcareggi gli disse che si sarebbe dovuto occupare di Pelè, “io mi sono incollato a lui, però ho fatto quel passo maledetto…”.

Per Burgnich Pelè è statoil più grande di tutti. Era completo: destro, sinistro, testa. Faceva gol in qualsiasi modo. E poi aveva uno scatto bruciante e un dribbling micidiale. Mai visto uno così, eppure ne ho marcati di fuoriclasse… Con Pelè era impossibile: se gli impedivi di usare il destro, lui lavorava il pallone con il sinistro. E poi, se arrivava un cross, di testa non ti perdonava mica. Cosa aveva Pelé in più? La velocità di esecuzione. Pensava e calciava in una frazione di secondo. Nessuno è stato come lui. E poi O Rei era un uomo-squadra: una sicurezza per i compagni e un tormento per gli avversari. La sua presenza incuteva timore. Se avesse giocato contro le difese di oggi, più ballerine di quelle di una volta, di gol ne avrebbe segnati 3.000…”.

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